Ma quante medicine prendiamo ?


Sarebbe semplice: una pillola per ogni problema di salute e tutto è risolto.


Se il problema non esiste, indotti dalla pubblicità o dalla scarsa conoscenza, magari riusciamo a crearcelo.

 

Quando andiamo dal medico non siamo soddisfatti se ci dice soltanto di metterci a riposo per qualche giorno e attendere che il nostro sistema di difesa abbia il tempo di riparare i nostri mali.

 

Non ci sentiremo parimenti soddisfatti se il medico ci consigliasse di curaci cambiando solo il nostro modo di mangiare o il nostro stile di vita.

 

Preferiamo che ci prescriva delle medicine ad effetto immediato capaci di sopprimere i sintomi della malattia e non ci importa di nient'altro.

 

Spesso non ci chiediamo nemmeno se, con l'assunzione di un prodotto farmaceutico, risolviamo definitivamente, alla radice, la patologia o attenuiamo solo i sintomi che ritorneranno puntualmente a tormentarci nel tempo con in in più, il rischio di andare incontro inesorabilmente ad altri disagi dovuti alla tossicità di molti medicinali.

 

Le case farmaceutiche sono molto aggressive e normalmente considerano noi pazienti come clienti, ed i medici, come intermediari da bombardare tramite i loro informatori scientifici (propagandisti medici), le loro ricerche orientate, le loro pubblicazioni di parte su riviste mediche e non, i loro convegni …..ecc.).


Il risultato ? Prendiamo troppe medicine !

  

Intendiamoci, non siamo contro le medicine che, in molti casi di patologie gravi, hanno salvato tante persone.

 

Siamo contro il loro utilizzo quando non sono necessarie, contro il loro impiego sbagliato ed il loro frequente abuso.

 

Crediamo che si debba fare ricorso alle medicine solo nei casi gravi quando non esistono rimedi naturali innocui.

 

E' vero, l'età media della vita dell'uomo continua a crescere e mi domando se ciò sia dovuto all'uso delle medicine oppure nonostante l'uso delle medicine.

 

Dal rapporto OsMed 2010 la spesa farmaceutica territoriale in Italia risulta stabile.

Nel 2010 il mercato farmaceutico totale è stato di oltre 26 miliardi di euro, di cui il 75% rimborsato dal Servizio sanitario nazionale (Ssn). Secondo i dati presentati nel rapporto “L’uso dei Farmaci in Italia anno 2010”, in media, per ogni cittadino italiano la spesa per farmaci è stata di 434 euro.

I farmaci del sistema cardiovascolare, come negli anni precedenti, sono i più utilizzati con una spesa di oltre 5 miliardi di euro, e con una copertura da parte del SSN che supera il 93%.

L’analisi della prescrizione farmaceutica nella popolazione conferma che l’età è il principale fattore predittivo dell’uso dei farmaci: la spesa media di un assistibile ultra 75enne è di circa 13 volte maggiore a quella di una persona di età compresa fra 25 e 34 anni.


Quest'ultimo dato ci fa pensare che invecchiamo male per cui, cercheremo di comprendere come mai il nostro corpo, che non è programmato per ammalarsi, con l'età ci fa soffrire. 


E'sbagliato considerare la vecchiaia come una malattia. 

 

I problemi sono principalmente la conseguenza dei comportamenti adottati in precedenza e mantenuti fino all'età avanzata.

 

Con molta probabilità, i cinque miliardi di farmaci del sistema cardiovascolare, e molti altri possono essere drasticamente ridotti con una buona attività informativa e una efficace azione di prevenzione.


Cosa succede in America?

 

Negli Usa secondo il "Centers for Disease Control"  nel 2005 si sono registrate 33.000 morti per l'eccessivo o il cattivo uso di medicinali. Rappresenta la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali.

A questo dato, sarebbe interessante aggiungere il numero di casi in cui non si è verificata la morte ma i pazienti hanno subito dei danni alla salute dovuti agli effetti collaterali dei farmaci, visto che il 46% degli americani prende almeno una pillola al giorno (come prescrizione medica) senza calcolare i numerosi farmaci da banco acquistati liberamente.

 

Un altro dato che ci deve far riflettere arriva da un articolo apparso sul Journal of the American Medical Association (JAMA) in cui viene pubblicata una stima di 106.000 casi di morte attribuiti ai farmaci regolarmente somministrati a pazienti ospedalizzati, e di oltre 2.000.000 di casi in cui si sono verificati dei seri effetti collaterali negativi.

 

Una buona parte dei farmaci che assumiamo è inefficace e in molti casi dannosa. Ad esempio, i farmaci antidepressivi funzionano solo nelle patologie gravi; negli altri casi sarebbe meglio prendere una pillola di zucchero.......oh...pardon...... meglio mangiare un frutto di stagione.

 

Vale la pena di discutere con il proprio medico (possibilmente con apertura olistica) e definire quali medicine possono davvero essere considerate indispensabili per la terapia specifica tenendo presente che per le seguenti patologie, salvo casi estremi, i farmaci non sono la risposta:

 

  • Diabete

  • Alta pressione arteriosa

  • Elevato colesterolo

  • Depressione

  • Osteoporosi

  • Artriti

  • Deterioramento cognitivo (perdita della memoria)


Un caso emblematico: la statina

 

Molte nuove medicine vengono diffuse senza una sufficiente serie di test che assicurino la totale innocuità o almeno l'assenza di effetti collaterali seri.

 

La statina ad esempio è un farmaco che impedisce la sintesi del colesterolo endogeno e viene considerata nelle sue diverse forme ben tollerata.


Gli studi avevano riscontrato degli effetti positivi della statina sulle persone affette da ipercolesterolemia.


Sembra tuttavia che i risultati derivassero dallo stato dei pazienti che prima della somministrazione della statina soffrivano da molti anni di ipercolesterolemia.

 

Alcuni test rigorosi condotti con sostanze placebo hanno invece messo in luce come la statina peggiori la situazione.

 

Il prodotto della Bayer, "LipoBay" è stato ritirato dal mercato dopo che, associato a fibrati diede luogo a gravi eventi avversi di rabdomiolisi fatale.


L'assunzione delle statine tra l'altro deve essere continuativa in quanto l'effetto cessa con l'interruzione del trattamento e, nel lungo preiodo vi è un'ampia casistica di effetti nocivi anche gravi. 

 

Dunque, in generale, le valutazioni con il proprio medico vanno fatte con molta prudenza considerando anche le ricerche ed esperienze indipendenti serie. 


I farmaci da banco sono veramente innocui?

 

Secondo la FDA americana tutti i farmaci da banco possono comportare dei rischi, a causa degli effetti collaterali, quando l'utilizzo è prolungato.

 

Il governo Federale stima che ogni anno muoiono 100 persone negli USA e altre 56.000 subiscono dei danni dovuti al cattivo utilizzo del Paracetamolo,  composto poco conosciuto in Italia ma contenuto in popolari farmaci diffusi con i nomi commerciali come la Tachipirina.

 

Viene suggerito di non assumere farmaci antidolorifici o antinfiammatori con superficialità ma di attenersi strettamente alle istruzioni riportate nel foglietto all'interno delle confezioni (che ora, stanti i rischi elevati, sono rese obbligatorie anche all'esterno della confezione).

 

Da una ricerca effettuata su 80.000 donne non ipertese, dopo 21 giorni di somministrazione di antidolorifici nell' 86% dei casi, è stato riscontrato un aumento della pressione arteriosa.

 

In particolare occorre fare molta attenzione alle seguenti specialità farmaceutiche:

 

ALEVE® antinfiammatorio che per primo è stato iscritto in una lista di antidolorifici associati a malattie cardiache

IBUPROFENE - Uno studio condotto negli USA su 900 pazienti, dopo 6 mesi di somministrazione è stato riscontrato un raddoppio dei casi di morte per ictus, attacco cardiaco e altre patologie cardiache  

ASPIRINA, PARACETAMOLO (Tachipirina) - sono stati associati a malattie renali. Circa il 15% dei pazienti in dialisi hanno contratto la malattia a seguito dell'assunzione di questi farmaci. Il Paracetamolo è stato anche associato a danni epatici.

 

Un altro gruppo di farmaci da utilizzare con attenzione è costituito dalle specialità da banco che si utilizzano in caso di indigestione o contro i bruciori di stomaco.

 

Molti di essi mascherano soltanto i sintomi ma non curano il malessere.

 

Ricerche hanno dimostrato che la riduzione dell'acidità tramite farmaci diminuisce le difese naturali dello stomaco nei confronti dei batteri e crea maggiori problemi.

 

L'intervento del farmaco per ridurre l'acidità diminuisce inoltre la capacità digestiva.      

 

Infine viene ancora segnalata una categoria di farmaci da banco da assumere con attenzione, rappresentata da specialità utilizzati per attenuare i fastidi del raffreddore, della tosse, del mal di gola.

Fra i quali:

 

ANTISTAMINICI - che oltre a provocare sonnolenza, possono aumentare il rischio di sinusite poichè induriscono le secrezioni nasali e ostacolano il normale drenaggio

 

SIROPPO PER LA TOSSE - (a base di dextromethorphan)- non risulta più efficace di un placebo per calmare la tosse notturna e, assunto in gravidanza, può causare malformazioni nei neonati.

 

Ne deriva che i medicinali da banco vanno utilizzati solo in caso di seria necessità, in mancanza di rimedi naturali, controllando bene:

 

  • quali sostanze contengono (spesso indicate con nomi commerciali acccattivanti)

  • le indicazioni e le controindicazioni

  • gli avvertimenti

  • le dosi consigliate (da non superare per alcun motivo)

  • i tempi massimi di assunzione (da non prolungare mai oltre)

  • gli effetti collaterali 

  • cosa fare nel caso si riscontrino reazioni al medicinale

  • se è compatibile con altri farmaci assunti contemporaneamente

  • se è compatibile con altre sostanze che assumiamo (es alcolici)

  • se è adatto ai bambini e agli anziani

 

Ricordiamoci comunque di farne ricorso il meno possibile e solo dopo aver accertato la mancanza di metodi naturali tenendo sempre conto che:                                                        il miglior rimedio è la prevenzione.