MOTIVAZIONI ETICO-SALUTISTICO-ANTROPOLOGICHE DI CHI E' CONTRARIO AL CONSUMO DEL LATTE

 

 

 

Il latte della mucca è adatto al vitello che ha una velocità di crescita 3 volte superiore a quella del bambino neonato ed una necessità proteica quasi 4 volte maggiore.

 

I reni di un bambino nutrito con latte vaccino arrivano ad essere un terzo più grossi di quelli di un bambino nutrito con il latte umano: l’ipertrofia è determinata dal superlavoro cui sono sottoposti i reni a causa dell’eccesso proteico del latte vaccino che, oltre ad oberare i reni ed il fegato, arreca danni all’ipofisi, alla tiroide e al surrene.

 

Il latte vaccino nei bambini può provocare sanguinamento gastroenterico; è carente di ferro perchè il fosforo e il calcio che contiene interferiscono con l’assorbimento di questo minerale. (Dr.ssa Elena Guarnieri, nutrizionista. “Viversani”, maggio 2009)

 

Il latte umano oltre ad avere (in assoluto) il più basso valore proteico, è anche il più dolce. Il cervello umano funziona a glucosio. I glucidi del latte umano, sotto forma di lattosio, sono essenziali per lo sviluppo cerebrale del bambino; sono presenti nel latte umano in misura quasi doppia rispetto al latte vaccino.

 

Solo il 25-30% del calcio presente nei latticini viene assimilato, il resto viene eliminato con le feci perché i latticini non contengono la vitamina K fondamentale per il corretto assorbimento del calcio.

 

Il latte di vacca, anche se ricco di calcio, quando è nel tubo digestivo umano, la maggioranza di esso precipita sotto forma di fosfato di calcio e viene eliminato attraverso le feci. Solo una piccola parte viene assorbita.

 

Nei formaggi vi è un’alta concentrazione di farmaci, di diserbanti ed additivi.

I nitrati (conservanti) si trasformano facilmente in nitrosammine potenzialmente cancerogene. I formaggi stagionati contengono molte proteine, grassi saturi e colesterolo.

(n.d.r. Per quanto concerne i grassi saturi ed il colesterolo, non tutte le ricerche e i nutrizionisti sono concordi sulla nocività di questi nutrienti che, nelle corrette quantità, si sono dimostrati utili per la salute).

 

Effetti negativi del consumo di latte e latticini 

 

Tre quarti di tutte le allergie e metà dei problemi digestivi del bambino sono causati dal latte vaccino, oltre a casi di asma, di insonnia e di infezioni cutanee.

il latte produce catarro e muco che si fissa sulle pareti dello stomaco impedendo l’assorbimento delle sostanze alimentari.

 

La caseina del latte è la base di una delle più potenti colle per il legno usata per la costruzione delle navi.

 

Il latte vaccino apre la strada a: catarro, febbre da fieno, asma, bronchite, raffreddore, allergie, dissenteria, stitichezza, palpitazioni, malattie cardiache, angina, calcoli renali, artriti, spondiliti, tumori e cancro.

 

Al latte e alle uova sono da attribuire almeno la metà di tutti i cancri maschili e a più di due terzi dei cancri femminili.

 

Il fosforo presente nel latte vaccino è circa 6 volte maggiore che nel latte umano, questo blocca l’assorbimento del calcio provocando nel lattante una tendenza alla ipocalcemia. Il fosforo serve all’animale per costruire rapidamente il suo scheletro che gli consente di fuggire anche da cucciolo ad un pericolo improvviso.

 

Rudolf Steiner sostiene che il bambino nutrito con il latte vaccino andrà incontro da anziano a sclerosi ed invecchiamento precoce.

 

Nel 1942 un’indagine in Scandinavia sui legami tra latte vaccino e l’insorgenza dell’artrite, durata 30 anni, ha dimostrato che il latte vaccino causa il fattore artritico.

 

I fermenti dello yogurt utilizzano per il proprio sviluppo la vit. B12 che si forma nell’intestino umano provocandone una diminuizione.

 

Un quinto dell’umanità vive benissimo senza usare latte vaccino: Cinesi, Giapponesi e Coreani…

 

L’uomo del paleolitico non usava latte vaccino ma aveva ossa robustissime con una dieta basata su cereali, verdure e frutta.

 

Il pediatra prof. Marcello Giovannini ed il nutrizionista Ermanno Lanzola sconsigliano il latte vaccino nei primi 12 mesi di vita del bambino perché:

- ha troppe proteine;

- ha meno lattosio del latte umano;

- ha uno squilibrato rapporto di acidi grassi;

- ha valori squilibrati di calcio e fosforo;
- è privo di fattori di difesa specifici.

 

Il latte umano ha un elevato contenuto di acido linoleico, precursore delle prostaglandine e leucotrieni antiinfiammatori. Al contrario, il latte di vacca ha azione infiammatoria al 100%.

 

Il latte vaccino contiene circa 59 tipi di ormoni (pituitari, steroidei, adrenali, sessuali etc.) tra cui il piú importante l’ormone della crescita veloce dei vitelli.

 

Il latte puó anche essere contaminato da prodotti chimici, ormoni, antibiotici, pesticidi, pus proveniente dalle mastiti, virus, batteri, prioni… o arricchito con additivi, vitamine e minerali sintetici, semi, piante, frutti, proteine, acidi grassi… In alcuni casi, anche di grassi di animali diversi.

 

Le sostanze tossiche che con piú frequenza si possono trovare in un bicchiere di latte di vacca sono:

- Metalli e plastica;

- Detergenti e disinfettanti;

- Pesticidi e fertilizzanti;

- Micotossine: provenienti dal mangime che si dá alle vacche;

- Antibiotici ed altri farmaci;
- Diossine.

 

Secondo il Dott. Epstein, professore emerito di Medicina Ambientale e del Lavoro presso la University of Illinois School of Public Health, e presidente della Cancer Prevention Coalition “il latte trattato con l'ormone della crescita IGF - 1 è diverso dal latte non trattato per i seguenti motivi”:

  1. L'aumento dei livelli dell'ormone IGF-1, promuove i tumori; livelli eccessivi di IGF-1 sono ritenuti come causa principale di cancro del seno, del colon e della prostata.

  2. L'uso di ormoni "induce un periodo innaturale della produzione di latte in una fase di energia negativa di una mucca". Il latte "prodotto durante questa fase è considerato di bassa qualità.

  3. Si verifica un aumento nella conta delle cellule somatiche (SCC). Questo significa che il latte contiene del pus che lo fa inacidire in modo più rapido. L'aumento della conta SCC influisce anche sul sapore, sull'odore, sulla consistenza e sul colore del latte. L'aumento di SCC è in genere causato dalla elevata incidenza di mastiti nelle vacche sottoposte a iniezioni di rBGH.

Inoltre, il Dott. Epstein ha fatto notare alcune differenze aggiuntive tra latte rBGH e il latte non trattato e questi fattori possono causare o contribuire all'amento di rischi per la salute:

  1. Contaminazione del latte da parte dell'ormone OGM rBGH

  2. Contaminazione del latte con antibiotici e farmaci utilizzati per trattare le malattie indotte dall'rBGH come mastiti e altro

  3. Aumento della concentrazione di ormoni tiroidei tiroxina enzima-5'-monodeiodinase

  4. Aumento della concentrazione di acidi grassi a catena lunga e riduzione della concentrazione di acidi grassi a catena corta

  5. Una riduzione dei contenuti di caseina nel latte

     

Malattie connesse al consumo di latte

 

ANEMIA FERROPENICA; ARTRITE REUMATOIDE E OSTEOARTRITE; ASMA; AUTISMO; CANCRO ALLO STOMACO; CANCRO DELLA MAMMELLA; CANCRO DI OVARIO; CANCRO DI PANCREAS; CANCRO DI PROSTATA; CANCRO AL POLMONE; CANCRO AL TESTICOLO; CATARATTA; COLITE ULCEROSA; DIABETE MELLITUS TIPO 1; DOLORI ADDOMINALI SENZA INTOLLERANZA AL LATTOSIO; MALATTIA DI CROHN; MALATTIE CORONARIE; SCLEROSI MULTIPLA; STITICHEZZA; FATICA CRONICA; INCONTINENZA URINARIA; INTOLLERANZA AL LATTOSIO; LINFOMI; EMICRANIA; ORECCHIE, NASO, GOLA; REAZIONI ALLERGICHE; EMORRAGIE GASTROINTESTINALI; SINDROME DI CATTIVO ASSORBIMENTO; PROBLEMI DI SONNO; ULCERA PEPTICA.

 

Il problema del calcio 

 

Negli Stati Uniti, il paese maggior consumatore mondiale di latte, c’é un’incidenza maggiore di osteoporosi tra la sua popolazione.

 

Il Progetto di nutrizione Cornell Oxford-Cina, salute e ambiente, che si iniziò nel 1983 con uno studio delle abitudini quotidiane di 6.500 abitanti di 65 province disperse nella Cina rurale, una delle ricerche più rigorose effettuate in materia di salute, accertò che le donne che non bevevano latte di vacca non soffrivano di osteoporosi. Quando cambiavano questa dieta e introducevano il consumo del latte di vacca, i loro livelli di calcio si abbassavano e aumentava l’incidenza della patologia.

 

Le ricerche svolte dal dottor John McDougall (medico nutrizionista del ST. Helena Hospital di Napa California, USA) dimostrarono che le donne dell’etnia Bantú che non bevono latte di vacca, pur avendo una media di 10 figli allattati per lunghi periodi, non soffrivano di osteoporosi.

 

Il lavoro del Dr. William Ellis, ex presidente dell’Accademia Americana di Osteopatia Applicata, accertò che le persone che bevevano da 3 a 5 bicchieri di latte al giorno presentavano i livelli più bassi di calcio nel sangue.

 

Lo Studio pubblicato dall’American Journal of Clinical Nutrition stabilì che l’eccesso di proteine del latte é uno dei fattori più importanti nello sviluppo dell’osteoporosi. Inoltre si dimostrava che fino all’età di 65 anni le donne che non bevevano latte ed erano vegetariane, avevano solo il 18% di perdita ossea, mentre le onnivore avevano una perdita ossea del 35%.

 

Studi più recenti mostrano che con un’ingestione di 75 grammi giornalieri di proteine del latte si perde più calcio nell’urina di quello che si assorbe attraverso la dieta.

 

L’opinione di Jean Seignalet

 

Il dottor Seignalet-ematologo, immunologo, biologo e cattedratico di Medicina all’Universitá di Montpellier, a proposito del latte riferisce: “Il pericolo della mancanza di calcio é un’illusione.

 

É vero che il latte di vacca é ricco in calcio, però una volta che si trova nel tubo digestivo umano, l’immensa maggioranza di esso precipita sotto forma di fosfato di calcio e viene eliminato attraverso le feci. Solo una piccola parte viene assorbita.

 

Il calcio assimilabile é apportato in quantità più che sufficiente dai vegetali, ortaggi, legumi secchi, verdure, frutta secca e fresca. Eliminare dall’alimentazione il latte animale non provoca carenza di calcio. Al contrario, il regime alimentare che esclude i derivati del latte, blocca 70 volte su 100 l’aggravarsi dell’osteoporosi e permette di recuperare parte di quanto perso”.