Creme solari: come orientarsi

(Inserito il 28 giugno 2016)

Per decenni, i medici e i media ci hanno raccomandato di applicare le creme solari prima di esporci al sole.

 

Secondo l'American Academy of Dermatology (AAD), tutti dovrebbero usare i filtri solari per la protezione dai raggi ultravioletti del sole. Si ritiene che siano la causa del cancro della pelle, del foto-invecchiamento precoce e i precursori di rughe. (1)

 

Tuttavia, le raccomandazioni non indicano il tipo di protezione solare efficace, né le raccomandazioni sul modo per proteggersi contro il cancro della pelle e sul come accumulare quantità sufficienti di vitamina D. Vitamina che risulta indispensabile e benefica per la salute ed utile per diminuire il rischio di melanoma.

 

L'Environmental Working Group (EWG) ha recentemente pubblicato l'elenco 2016 delle migliori e delle peggiori creme solari (2) in base a criteri quali il livello di protezione e di sicurezza del prodotto allo scopo di guidare la scelta e l'uso dei filtri solari nella presente stagione.

 

Occorre tuttavia considerare che le aziende produttrici possono cambiare gli ingredienti, per cui è consigliabile leggere sempre le etichette dei prodotti prima di acquistarli.

 

 

I filtri solari sono efficaci per evitare scottature e i tumori della pelle?

 

Nonostante la grande disponibilità di prodotti per la protezione solare e la copertura dei media sul come utilizzare le protezioni solari, il numero di persone affette da melanoma maligno della pelle continua ad aumentare ogni anno. Il numero di nuovi casi di cancro della pelle ogni 100.000 persone è passato da 7,9 nel 1975 a 24 nel 2013. (3)

 

Ciò rappresenta in media un costante aumento del 3 per cento ogni anno di casi di nuove diagnosi e un aumento del 200 per cento dal 1975 al 2013.

 

Le radiazioni ultraviolette raggiungono la terra come i raggi UVA e UVB, e sono state classificate come cancerogene per l'uomo da parte del National Toxicology Program (NTP). (4) Gli UVA sono generalmente considerati meno cancerogeni degli UVB.

 

Poiché si credeva che le radiazioni UVB fossero le più pericolose, i prodotti solari sono stati sviluppati per filtrare i raggi UVB e non gli UVA. Tuttavia, la ricerca recente ha dimostrato che effettivamente gli UVA svolgono un ruolo importante nello sviluppo del melanoma maligno, la forma più aggressiva di cancro della pelle.

 

Secondo le stime, più di 7.000 italiani e più di 144.000 americani saranno diagnosticati con il melanoma nel 2016, con tassi di sopravvivenza a cinque anni a partire da 98 per cento se il tumore non ha raggiunto i linfonodi, scendendo al 17 per cento per gli stadi avanzati del melanoma. (5)

 

Nell’ultimo quinquennio, , in Italia i decessi attribuiti a melanoma cutaneo sono stati 4.000 nei maschi e oltre 3.000 nelle femmine, corrispondenti a tassi medi di mortalità rispettivamente di 5 e 6 su 100.000 abitanti l’anno. Punte di incidenza superiori a 10 per 100.000 abitanti in ambedue i sessi si sono verificati a Trieste e superiori al 6-7 per 100.000 a Genova, in Veneto ed in Romagna.

 

Nelle Regioni italiane settentrionali la mortalità per melanoma cutaneo è – per entrambi i sessi - circa il doppio di quella registrata nelle Regioni meridionali.

 

Nelle popolazioni europee, o di origine europea, tra il 1980 e il 2000 l’incidenza del melanoma cutaneo è aumentata ad un ritmo del 4-8 per cento l’anno.

 

A livello delle diverse sedi anatomiche, il maggior aumento dell’incidenza è stato per i melanomi del tronco e minimo per quelli della testa e del collo, per quelli delle gambe gli incrementi sono stati più marcati nel sesso femminile.

 

Numerosi studi dimostrano che le protezioni solari riducono il numero di nuovi tumori cutanei a cellule squamose, ma non hanno alcun effetto sulle cellule basali e possono effettivamente contribuire allo sviluppo del melanoma maligno più aggressivo. (6)

 

Vi sono evidenze che il non-melanoma e i tumori della pelle facilmente trattabili siano legati alla esposizione cumulativa al sole. Tuttavia, questo non è il caso del melanoma maligno che è collegato significativamente alle scottature solari . (7)

 

L'American Cancer Society raccomanda che le protezioni con filtri solari non devono costituire un motivo per rimanere più a lungo al sole. Per lunghe permanenze al sole, si consigliano altri metodi di protezione solare, come cappelli, occhiali da sole, abbigliamento adeguato e riparo all'ombra, anche quando si usano correttamente le creme solari. (8)

 

Le creme solari: luci ed ombre

 

Le indagini della American Academy of Dermatology hanno dimostrato che molte persone non sono consapevoli del corretto utilizzo delle protezioni solari. (9) Tuttavia, anche se usati correttamente, non tutti i prodotti solari contengono ciò che è pubblicizzato sulla confezione.

 

In un test, i ricercatori hanno valutato il valore SPF di 65 prodotti disponibili sul mercato e hanno trovato che il 43 per cento aveva meno SPF di quanto indicato in etichetta. (10)

 

La protezione solare blocca anche la capacità del corpo di produrre vitamina D, nonostante che diversi studi abbiano dimostrato come la maggior parte delle persone non usino adeguate quantità di crema solare tali da influenzare negativamente i loro livelli di vitamina D. (11), (12), (13) , (14) Questo è certamente un problema, soprattutto se si mantiene la protezione solare per tutto il tempo di esposizione al sole.

 

In tal caso, si consiglia di sottoporsi al controllo del livello di vitamina D con opportuni test e, nel caso che i valori risultino al di sotto del livello clinicamente rilevante di 40 nanogrammi per millilitro, sarebbe bene considerare l'assunzione di un supplemento di vitamina D. Anche se gli integratori non possono fornire i benefici al pari dell'esposizione al sole.

 

Aumentando la quantità di crema solare necessaria per proteggere la pelle dalle scottature aumenta anche la quantità di sostanze chimiche tossiche che si mettono sulla pelle.

 

Gli studi dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), dimostrano come il 97 per cento delle persone che vivono negli Stati Uniti siano contaminati con un ingrediente tossico ampiamente utilizzato nelle creme solari, chiamato oxybenzone. (15)

 

L'oxybenzone si trova comunemente nelle creme solari e altri prodotti per la cura personale. L'EWG ha identificato quasi 600 diversi prodotti solari contenenti oxybenzone. Le mamme con alti livelli di questa sostanza chimica hanno un rischio maggiore di dare alla luce bambini a basso peso, un fattore di rischio importante legato a malattie cardiovascolari, diabete , ipertensione e altre patologie. (16)

 

 

Cosa dicono i numeri ?

 

I filtri solari possono anche dare un falso senso di sicurezza. Molti consumatori ritengono che maggiore è il numero di SPF, maggiore è la protezione contro le radiazioni UV. Tuttavia, come accennato in precedenza, la maggior parte dei filtri solari proteggono contro gli UVB, ma non hanno una protezione adeguata contro le radiazioni UVA.

 

Entrambi i raggi UVA e UVB possono provocare abbronzatura e scottature, anche se gli UVB agiscono molto più rapidamente. Gli UVA, tuttavia, penetrano la pelle più in profondità degli UVB, e questo può essere un fattore molto più importante nel foto-invecchiamento, rughe e tumori della pelle.

 

Un SPF di 30 teoricamente filtra il 97 per cento dei raggi UVB per due ore. (17) Teoricamente, un SPF più alto bloccherà di più i raggi UVB del sole, ma nessuna protezione solare riesce a bloccarli al 100 per cento.

 

Il problema è che se non si verifica l'arrossamento della pelle, si è tentati di rimanere più a lungo al sole aumentando il rischio di sovraesposizione, che è il vero pericolo legato all'esposizione al sole.

 

I filtri solari con SPF più elevati richiedono anche più prodotti chimici per raggiungere il risultato desiderato. Molti di essi rappresentano un rischio per la salute quando vengono assorbiti attraverso la pelle. Possono danneggiare i tessuti e alterare l'equilibrio ormonale.

 

Poiché non si ottiene una migliore protezione con alti valori di SPF, di solito se si vuole usare la protezione solare è meglio scegliere un SPF 30.

 

 

Come funzionano i filtri solari

 

Per essere efficaci le creme solari, devono essere applicate in grande quantità su tutte le zone esposte della pelle. Questo significa che il prodotto non deve dare allergie cutanee, deve fornire una buona protezione contro i raggi UV e non dovrebbe essere assorbibile dalla cute.

 

L'azione dei filtri solari si basa su due meccanismi. I prodotti più vecchi operano sulla superficie della pelle, facendo rimbalzare i raggi UV. La maggior parte contengono ossido di zinco o biossido di titanio. Il secondo tipo utilizza filtri chimici per bloccare le radiazioni UV. Molti contengono octisalate, oxybenzone, avobenzone, homosalate, octinoxate e octocrylene. (18)

 

Diversi di questi prodotti chimici sono perturbatori ormonali che possono alterare la capacità riproduttiva, ritardare la pubertà, alterare i cicli di estro nei topi, ridurre il numero degli spermatozoi sugli animali e alterare la funzione della tiroide.

 

Altri prodotti chimici, come il retinile palmitato, possono effettivamente aumentare il rischio di sviluppare il cancro della pelle. Questo prodotto è una forma di vitamina A che può accelerare lo sviluppo di tumori e lesioni con l'esposizione alla luce solare.

 

I produttori a volte aggiungono sostanze per rallentare l'invecchiamento cutaneo. (19) Tuttavia, in realtà, questi agiscono solo in assenza di esposizione al sole.

 

I filtri solari meccanici, tra cui l'ossido di zinco, hanno dimostrato con gli anni di utilizzo di essere un mezzo sicuro ed efficace per bloccare sia i raggi UVA che  i raggi UVB. (20)

 

Alla luce della recente copertura mediatica, alcune aziende stanno utilizzando ossido di zinco per bloccare le radiazioni UV, tentando di soddisfare il desiderio dei loro consumatori con prodotti che non lasciano uno strato spesso sulla pelle.

 

 

Gli effetti delle nanotecnologie

 

Per ridurre lo strato di crema, i produttori riducono la dimensione delle particelle impiegando nanotecnologie con diversi effetti. Le particelle così piccole possono essere assorbite dalla pelle. Alcuni studi hanno trovato significativi effetti negativi sulla salute dovuti all'assorbimento di nanoparticelle (21) per cui l'uso di questi tipi di creme solari è discutibile. (22)

 

La riduzione delle dimensioni delle particelle di ossido di zinco migliora la protezione UVB ma riduce la protezione UVA, uno dei più importanti vantaggi dell'utilizzo dell'ossido di zinco come filtro solare. (23) L'ossido di zinco ha dei vantaggi perché è stabile al calore, ma sotto forma di nanoparticella, i problemi dovuti alla tossicità probabilmente superano i benefici della protezione solare.

 

La tossicità delle nanoparticelle di ossido di zinco, con la distribuzione sistemica, possono influenzare i polmoni, fegato, reni, stomaco, pancreas, milza, cuore e cervello. (24) I risultati hanno anche dimostrato che l'invecchiamento ha un effetto sinergico con le nanoparticelle di ossido di zinco sull'infiammazione e sulla neurotossicità che colpisce il cervello e il sistema neurologico. In altre parole, più si è anziani, più alto sarà il rischio di neurotossicità dovuto all'assorbimento di ossido di zinco sotto forma di nanoparticelle.

 

Le protezioni solari sono una truffa?

 

Fino al 1960, il melanoma era raramente diagnosticato. I numeri sono aumentati dopo l'introduzione  nel mercato delle "creme abbronzanti". L'idea dietro la crema solare è stata quella di poter rimanere più a lungo al sole senza scottarsi ed ottenere una bella abbronzatura.

Dopo gli anni '70 più melanomi vengono diagnosticati ogni anno anche se è aumentata la tendenza a far uso di protezioni solari.

 

È interessante notare che la prognosi o il risultato di una diagnosi di melanoma possono essere collegati ai livelli di vitamina D. In uno studio innovativo, i ricercatori hanno dimostrato un legame tra i livelli di questa vitamina e i risultati nei soggetti con diagnosi di melanoma dopo l'aggiustamento dei livelli di proteina C-reattiva. (25)

 

Studi precedenti hanno esaminato l'associazione tra la vitamina D, la risposta infiammatoria e la proteina C- reattiva in un campione di oltre 1.000 pazienti. L'indagine su diversi biomarcatori ha trovato che l'aumento dei livelli di vitamina D può migliorare i tassi di sopravvivenza a cinque anni.

 

Protezione dall'interno

 

È possibile aumentare la propria capacità interna di compensare i raggi UVA e UVB attraverso i nutrienti che si assumono giornalmente. Gli antiossidanti presenti nella frutta colorata, nella verdura, nel te verde e in molti altri alimenti hanno dimostrato di avere effetti protettivi. La vera "superstar" è il carotenoide astaxantina liposolubile, che conferisce al salmone, ai gamberi e ai fenicotteri il loro colore rosa. (26)

 

L'astaxantina viene prodotta dalle microalghe Haematococcus pluvialis quando l'acqua in cui vivono si prosciuga, costringendole a proteggersi dalle radiazioni ultraviolette. E 'questo meccanismo di "scudo" che aiuta a spiegare come l'astaxantina, in modo simile, possa aiutare a proteggere l'uomo dalle radiazioni solari.

 

Quando si assume questo pigmento, essenzialmente ci si crea il proprio "schermo protettivo interno per il sole." La ricerca ha confermato che è un potente ammortizzatore per gli UVB che aiuta a ridurre il danno al DNA.

In realtà è uno dei più potenti antiossidanti noti che agisce contro l'infiammazione, lo stress ossidativo e i danni dei radicali liberi in tutto il corpo.

 

Queste funzioni migliorano la capacità della pelle di gestire sole senza scottature, con il vantaggio della produzione di vitamina D. Ciò non significa che si può trascorrere tutto il giorno al sole senza alcuna protezione fisica, tipo il cappello e l'abbigliamento con manica lunga, ma rappresenta una opzione più sana rispetto all'utilizzo di sostanze chimiche.

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonti e riferimenti:

 

Mother Jones May 2016